Isola grande

Isola Grande, Porto Cesareo – foto di Giorgio Minguzzi by CC BY SA 2.0

Circa 7 km di costa selvaggia, roccia a strapiombo sul mare, sentieri tortuosi, torri di guardia e grotte carsiche, questi gli affascinanti elementi che caratterizzano il fantastico ed incontaminato Parco di Porto Selvaggio e della Palude del Capitano, bellezza naturalistica capace di entrare a far parte del mondo FAI (Fondo per l’Ambiente Italiano).

Il parco si estende per un’area di 1.122 ettari, dei quali circa 300 sono occupati da pineta e sono il frutto di un’opera di rimboschimento del Corpo Forestale durante gli anni Cinquanta. Oggi la grande distesa di pini d’aleppo rappresentano un vero e proprio polmone verde per l’intera zona che si estende fra la località di Santa Caterina, frazione del Comune di Nardò, e la località di Torre Inserraglio.

Come molte delle zone della costa ionica, il Parco è caratterizzato dalla presenza di torri di avvistamento, Torre dell’Alto e Torre Uluzzo, costruite nel Cinquecento con la funzione di controllare la costa e di avvisare le località limitrofe del pericolo di invasione via mare. Due ingranaggi del meccanismo difensivo costiero voluto dall’Imperatore Carlo V d’Asburgo.

La vastità e la bellezza di questa riserva attrae ogni anno, e non solo durante il periodo estivo, migliaia e migliaia di turisti, richiamati dal fascino di una natura incontaminata, di un ambiente selvaggio e di una ricchezza biologica seconda a nessun altro posto dell’intero Salento.

Torre Uluzzo, che, purtroppo, non è rimasta integra, è posta a 32 metri sopra il livello del mare e domina un tratto di costa ricca di grotte e cavità carsiche che, impiegate come rifugio in epoca preistorica, appassionano storici, archeologi e geologi. I numerosi ritrovamenti di arnesi e strumenti primordiali hanno indotto gli esperti a parlare di una vera e propria ‘cultura uluzziana’, per indicare gli usi diffusi dagli antichi abitanti della zona. Molti di questi reperti arrivano dall’affascinante Grotta del Cavallo, importante per le testimonianze paleolitiche e neolitiche che ci ha lasciato.

Altra cavità rilevante è la Grotta Verde, situata perpendicolarmente sotto la Torre dell’Alto. Si tratta di una grotta non particolarmente rilevante dal punto di vista speleologico, ma incredibilmente ricca dal punto di vista della biodiversità, così come tante altre cavità carsiche sparse per il territorio del parco, sia in quelle scavate nella roccia che in quelle completamente sommerse dal mare, come la Grotta delle Corvine. Quest’ultima ha portato, addirittura, all’aggiornamento dell’elenco delle specie conosciute dalla scienza.

Fra una scoperta storica e l’altra è quasi d’obbligo una tappa nella splendida baia di Torre Uluzzo, dove concedersi un bagno indimenticabile, fra le sorgenti di acqua fredda e il meraviglioso panorama circostante.

La pineta di pini d’aleppo popola gran parte del territorio, in compagnia di lecci, ulivi e il naturale contorno della macchia mediterranea che con i profumi delle erbe aromatiche inebria l’intera zona.
Spuntano, quasi magicamente, le doline di Palude del Capitano, nome singolare probabilmente dovuto alla presenza in epoca passata di un capitano militare che venne a trascorrere nella riserva gli ultimi anni della sua vita. Ciò che caratterizza questo tratto del parco sono le famose ‘spunnulate’: si tratta di un fenomeno carsico dovuto al cedimento strutturale della roccia che, scavata inesorabilmente e costantemente da falde acquifere e corsi d’acqua sotterranei, cede facendo mutare in continuazione la conformazione del terreno e facendo mescolare le acque marine ai residui più superficiali di acqua piovana.

Incamminandosi in direzione nord, verso Torre Inserraglio, ci imbattiamo nella splendida e deserta zona  Frascone, presso cui sono stati individuati resti di un antico villaggio di pescatori probabilmente di età romana imperiale. Da qui è raggiungibile una spiaggetta che consente di godere di un mare fantastico in solitudine, il contesto naturale ha dell’incredibile.

L’ente gestore è il Comune di Nardò che provvede tramite un apposito ufficio, costituito all’interno del Settore Urbanistico e Ambiente, a prendersi cura e rispettare un’ area talmente incontaminata e ricca di bellezza. Il compito risponde ad un dovere morale verso i locali e i tanti turisti che approdano qui da ogni parte d’Italia per ammirare lo spettacolo della natura di cui hanno sentito tanto parlare.

Si può giungere attraverso due vie: parcheggiare l’auto a Santa Caterina, sotto la Torre dell’Alto e salire le scale ricavate dalla roccia, per poi scendere fino alla spiaggia di ciottoli. Il percorso è faticoso, ma appagante. La seconda soluzione è andare in auto fino alla strada di collegamento fra Santa Caterina e Sant’Isidoro, ovvero la SP 286, arrivare presso la contrada Cucchiara e parcheggiare in corrispondenza della nota discoteca Casablanca. Da lì ha inizio un lungo ma più agevole sentiero che si addentra nel cuore del parco. In entrambi i casi si farà un po’ di fatica ma passeggiare fra la natura selvaggia e ammirare simili bellezze riuscirà a far passare in secondo piano la stanchezza.

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